TORRE DI BABELE 2 (m’ama o non m’ama?)

Se ormai sembra scontato che esiste anche un linguaggio paraverbale da prendere in considerazione, grazie anche a telefilm e libri gialli che vedono sempre più spesso la comparsa di esperti del linguaggio non verbale, per scoprire l’assassino, forse non tutti sanno della potenziale pericolosità della discrepanza tra messaggio verbale e messaggio paraverbale.

torre-babeleIn ogni comunicazione, infatti, possiamo cogliere un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione. Nella vita di tutti i giorni ci troviamo spesso a cogliere i contrassegni non verbali di un messaggio, in modo tale da comprendere se questo ci sia rivolto in modo amichevole o conflittuale, serio o scherzoso, pericoloso o innocuo, autentico o ambiguo. Se un padre che vuole insegnare a suo figlio ad essere coraggioso gli dice, durante una passeggiata “non avere paura di quel cane, è tranquillo e non può farti niente”, ma intanto il bimbo può sentire la stretta della sua mano cambiare impercettibilmente e può vedere il padre irrigidirsi, avrà paura o no? Se la mamma, che torna a casa stanca e con la spesa chiede alla figlia di salutarla perché le vuole tanto bene, e quando lei si avvicina per abbracciarla si sposta per mettere a posto i sacchetti, la figlia si sentirà benvoluta o rifiutata? Se una ragazza si sente dire dal suo fidanzato “certo che ti amo, sei l’unica per me” mentre lui segue con lo sguardo la bella minigonna che passa davanti, lei si sentirà davvero amata? Questi sono esempi banali di quotidianietà; cose del genere capitano a chiunque e spesso si rivelano innocue perché vengono recuperate da altri gesti o spiegazioni che ci tolgono dalla difficoltà di interpretare il segnale. Ma proviamo a pensare al caso in cui il modo di comunicare è sempre questo; la bambina dell’esempio precedente si troverà spesso in situazioni in cui dover scegliere se la madre è “cattiva” perché si è allontanata o se è lei ad esserlo, perché ha provato rabbia verso la sua mamma tanto buona che le dice spesso quanto le vuole bene, anche se poi schiva i suoi abbracci. Nel corso delle nostre relazioni, soprattutto di quelle più importanti, noi costruiamo la nostra identità: in base al tipo di risposta che abbiamo di fronte a ciò che comunichiamo, noi confermiamo o meno ciò che siamo. Nel caso di una persona estremamente attenta e sensibile ai connotati non verbali di un messaggio, la confusione dovuta all’ambivalenza della propria reazione emotiva, come nei casi precedenti, è in grado di minare profondamente la sua capacità di padroneggiare il suo rapporto con gli altri, con se stesso e con la realtà.

Sono queste persone sensibili che spesso si trovano ad affrontare periodi di forte malessere, persone che probabilmente sono cresciute con messaggi ambigui, spesso incomprensibili, e che non hanno favorito la costruzione di un senso di identità sufficientemente stabile per poterle sostenere nei momenti più difficili.

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Una risposta a TORRE DI BABELE 2 (m’ama o non m’ama?)

  1. Uriele ha detto:

    Confermo il commento al post precedente 🙂

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