LA TORRE DI BABELE

La difficoltà di comunicare davvero. Comunicare a gesti. Comunicare a parole. Comunicare con tutte le risorse a noi disponibili, con le immagini, con i suoni, con la materia, con la telepatia. Molti dei nostri sforzi sembrano volti a questo, le persone più sensibili le provano tutte.

Eppure, a volte, sembra di essere in smile-e1341567496632una torre di babele, in cui noi tentiamo di comunicare qualcosa con tutte le buone intenzioni, e, se siamo fortunati, quello/a che l’ha capita meglio, non l’ha, comunque, capita tutta, o capita bene. Oppure siamo certi di aver compreso ciò che ci sta comunicando chi ci sta davanti…invece, non avevamo capito così come credevamo!

Ci illudiamo che parlare la stessa lingua, lo stesso dialetto, il medesimo idioma familiare, possa bastare. E poi scopriamo che, in fin dei conti, non è proprio così.

Questo accade perché noi comunichiamo a più livelli. Le parole comunicano. I gesti comunicano. La nostra posizione rispetto all’altro/a comunicano. Il nostro modo di guardare comunica. La postura del corpo comunica. L’inflessione della voce comunica. Il tono. Il volume. Forse sto dimenticando ancora qualcosa.

Come si può tenere sotto controllo tutta questa serie di cose? Io credo che non si possa. A meno che, tutte insieme, non comunichino la stessa cosa. Ma è molto difficile per un sistema complesso, qual è l’essere umano.

Questa voce è stata pubblicata in alcolismo, angoscia, appartenenza, comunicazione, dipendenza, gruppo, Noemi Castorina, Senza categoria, teatro, terapeutico, tossicodipendenza, viaggio. Contrassegna il permalink.

3 risposte a LA TORRE DI BABELE

  1. SaBi ha detto:

    Quindi non c’è speranza di riuscire a comunicare senza troppi fraintendimenti?

    • noemicastorina ha detto:

      Certo che c’è speranza; è difficile, ma non impossibile, lo dimostra quanto tutti noi investiamo sulla comunicazione. L’impegno principale sta nell’essere consapevoli di quello che vogliamo comunicare col nostro messaggio. A questo punto possiamo anche giocare con l’ambiguità dei messaggi, come dimostrano, per esempio, i doppi sensi, l’uso dell’ironia ecc.
      N.C.

  2. Uriele ha detto:

    L’unico linguaggio capace di penetrare un sistema così complesso è quello dell’affetto e della tenerezza.
    U.

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